Il leitmotive è (quasi) sempre lo stesso: lavorare nell’accoglienza ci rende migliori.
Un po’ come ci si arricchisce viaggiando, anche noi che ospitiamo assorbiamo ogni giorno qualcosa. Che sia un dettaglio del paese di origine di chi ci è venuto a trovare o la strada che ha deciso di fare.
Ma soprattutto tante, tantissime, istantanee di vita quotidiana. Nuove conoscenze, racconti di famiglia, anche confidenze più intime.
C’è un’abitudine abbastanza ricorrente, per esempio, che nasconde un coloratissimo mondo di emozioni: chiederci di poter occupare la stessa stanza “dell’anno prima”.
Magari il più delle volte è pura comodità. O gusto personale. Sono stato bene li, perchè lasciare il certo per l’incerto?
(tipico di chi è abitudinario come noi ?)
Talvolta, però, dietro a questa richiesta può celarsi qualcosa di invece molto più profondo.
Noi non lo sappiamo, esplicitamente nessuno ce l’ha mai detto, ma intuiamo che magari in quella camera possa essere successo qualcosa di speciale. Magari anche assolutamente inaspettato.
Come ai due ragazzi che ci hanno scritto qualche giorno fa, raccontandoci con il cuore aperto quello che la Natura gli aveva regalato durante il loro soggiorno di agosto.
Qualcosa per cui la Natura stessa li aveva fatti aspettare tanto.
La passione del messaggio ci ha commossi molto. Ci sembra rispettoso non raccontare dettagli, ma essere resi partecipi di questo momento magico vi assicuriamo che è stato FORTE.
Molto onestamente, noi con questi due ospiti non abbiamo allacciato nessuna particolare relazione durante il loro soggiorno, dunque il loro pensiero nei nostri riguardi vale ancora di più.
Torneranno da noi e magari saranno proprio tra quelli che ci chiederanno, prima, di avere “la stessa camera dell’anno scorso”?
Magari no. Può darsi che la vita ci porti a non incontrarci più.
Ma la gratificazione che riceviamo in cambio dopo queste esperienze è qualcosa che, da sola, vale come fortissima motivazione per buttarsi nel lavoro con ancora più passione.





